Per essere originali bisogna farsi le domande giuste

Storia di una diga e del perché è tutta una questione di approccio.

Di solito le dighe sono infrastrutture piuttosto rozze, colate di cemento che hanno essenzialmente la funzione di regolare, fermare o proteggere dall’acqua. Non c’è niente di originale in una diga. Eppure questa lo è, tanto da essere considerata un’opera d’arte.

Essere originali è una sfida

L’originalità non è un format, uno schema in 10 punti o una ricetta in cui basta dosare correttamente gli ingredienti per avere un risultato soddisfacente. L’originalità è fatta di aspetti diversi e complementari che concorrono al medesimo fine ovvero quello di raggiungere un risultato ma in maniera inaspettata e senza ripetizioni. Ripetitività e originalità hanno in comune infatti solo una lettera accentata. Essere originali significa non ripetere anche quello che la pratica ha consolidato ma che spesso può rivelarsi comunque non efficace. Una diga è una diga, insomma, ha una funzione specifica, perché non alzare semplicemente un muro?

Approccio VS Obiettivi

La ricerca dell’originalità non è scegliere tra possibilità infinite ma è concentrarsi su un approccio alternativo. Il progetto Metamorphous non è altro che uno sbarramento che protegge alcune abitazioni dall’erosione del mare. Lo fa però inserendosi nella tipicità del territorio di English Bay in Canada e utilizzando la vegetazione locale per creare un insieme di elementi permeabili, che smorzano l’effetto erosivo della risacca, creando addirittura una spiaggia di sabbia. E questo usando degli elementi tipici come calcestruzzo e acciaio, e costando quanto una diga tradizionale. Cosa c’è di diverso? L’approccio. La prima persona coinvolta nel progetto è stata infatti un architetto paesaggista, successivamente un biologo e solo poi sono arrivati gli ingegneri. Invece di un muro di cemento, come quelli vicini è stato realizzato un progetto che arricchisce il paesaggio costiero valorizzandolo.

Le domande giuste

Scegliere di essere originali non è opporsi alle tradizioni o andare controcorrente tout court, significa superare il conformismo provando una soluzione diversa, individuando un’opportunità di cambiamento e lavorando per valorizzare un’idea. Bisogno e soluzioni vanno dunque distinti. Federico Badaloni, al X summit italiano di Architettura dell’Informazione, che si è appena concluso a Roma, ha ricordato che se Ford avesse chiesto agli Americani che cosa volessero, molto probabilmente avrebbero risposto “Cavalli più veloci!”. Lui invece ha pensato al loro bisogno e gli ha dato l’automobile. L’originalità è quindi farsi le domande giuste, rispondere a esigenze ricorrenti preoccupandosi più del “come” che del “cosa”.

Osservazione e confronto

Austen Kleon lo esprime molto bene in “Ruba come un artista”: non c’è originalità senza osservazione. Osservare quello che già esiste e confrontare bisogni e aspettative ti permette di trovare risposte non scontate. Un muro di cemento colma un bisogno: proteggere dalla mareggiata. Una diga fatta di elementi di cemento che riprendono la forma della costa e sono ricoperti di vegetazione, risponde al medesimo bisogno ma supera le aspettative perché propone una soluzione inaspettata quindi originale.

Il ruolo dell’identità

La differenza la fanno le persone nel modo peculiare in cui rispondono a un bisogno. Non ci sono risposte “giuste” o “sbagliate” ma soluzioni differenti che concorrono a rendere il nostro approccio riconoscibile esattamente come un palazzo milanese di Franco Albini o l’architettura di Hunderwasser (sono loro i miei architetti preferiti). Siamo originali nella misura in cui siamo capaci di renderci riconoscibili valorizzando la nostra identità senza però dimenticare i bisogni delle persone, siano esse un committente o il fantomatico cliente ideale. Per questo è sempre molto importante metterci nei panni dei nostri clienti e pensare a soluzioni che potremmo scegliere noi stessi. Io la chiamo l’originalità dell’utile, quella caratteristica distintiva che ci fa grandi non solo per i nostri risultati ma specialmente per quanto sono soddisfatti (e scriverei anche felici!) i nostri clienti.

Credits: Tim Swanky / Paul Sangha Landscape Architecture

L’uso dell’immagine che ho inserito in questo post mi è stata gentilmente concessa da Paul Sangha Landscape Architecture. Ho scritto una email al loro studio di Vancouver per avere il permesso di farlo, spiegando perchè mi servisse e allegando anche il testo di questo post. Dopo solo un’ora ho ricevuto la loro benedizione. Te lo racconto per ricordarti che nessuno può usare le immagini di altri senza permesso.

Altri articoli che puoi leggere