Costanza, ansia e coerenza: le regole del freelance

Cosa ho imparato non pubblicando nuovi post sul blog.

Tra le bozze sul blog, ho trovato un appunto che mi ha ricordato questo post di Francesca Sanzo. Su Facebook, l’autrice di Panzallaria si chiedeva: “Come si vince l’ansia delle troppe cose da fare, delle scadenze imminenti, delle to do list chilometriche e come si fa a non sentirsi sopraffatti e schiacciati?”. 

É quantomeno bizzarro che pur essendo una fanatica di Trello e una macchina da guerra di scrittura e pubblicazione per i miei clienti, sia invece così altalenante sui miei canali. Sono la prova vivente di una che predica costanza & coerenza eppoi se ne dimentica, proprio sul suo blog. Ho almeno una decina di post in bozza, ho molte idee che appunto su Pocket e sviluppo su un quaderno. Mi piace (molto) scrivere e sono così abituata a studiare strategie di comunicazione e piani editoriali per gli altri che farlo per me dovrebbe essere naturale, quasi scontato. Eppure non lo è. Pensavo di avere tanti validissimi motivi, poi ho letto l’ultima newsletter di Ivan Rachieli, la prima dopo la nascita di sua figlia Cecilia, e ho capito.

Costanza

Ivan racconta che da quando è nata Cecilia è stato sopraffatto dal (nuovo) ruolo di padre, dalla dipendenza totale della sua bimba da lui e da sua moglie Enrica, dalle poche ore di sonno e quindi dalla mancanza di energie e dalla difficoltà di attenzione. Così ha smesso di scrivere. Anche io ho smesso di farlo e ho lasciato che le cose semplicemente accadessero in un periodo particolarmente impegnativo della mia vita personale. Ho lasciato andare il lavoro per me, continuando a seguire i miei clienti con attenzione e concentrandomi sui loro bisogni più che su quelli del mio business. Ho smesso di scrivere e ho dimenticato di raccontare perchè. Non avrei certo dovuto giustificarmi ma avrei dovuto scrivere quello che è successo in questo periodo, in cui oltre a una pausa dal blog e a grovigli personali, ho fatto molte cose belle che mi hanno resa felice. Ho pensato, sbagliando, che nessuno si sarebbe posto il problema della mia latitanza mentre “quel problema” avrei dovuto pormelo io e lavorare d’anticipo o almeno di recupero. Cito Ivan…

… fare sul serio è una cosa diversa. È non lasciare che le cose ti succedano, è non subirle, è tenere il controllo – per quanto possibile – e una direzione, anticipare gli eventi invece di aspettare che avvengano e trovarsi impreparati.

Ansia

Dicembre è il mese più faticoso dell’anno. Chiudo i progetti in corso e comincio a impostare il lavoro per quello nuovo. Cerco un equilibrio tra le lunghe feste scolastiche quelle che, sconfinando fin quasi a metà gennaio, impongono nuovi ritmi familiari fatti dal ritrovarsi insieme, almeno in tre, per la maggior parte della giornata. Spengo la sveglia, è vero, ma devo riorganizzare le giornate e le attività su nuovi tempi e nuovi bisogni. E non è mai troppo facile soprattutto se il Fantasma del Natale passato, quello del racconto di Dickens, viene a reclamare attenzione. Vorrei (tanto) godermi le luci dell’albero e sfornare pandolci genovesi e invece rivivo l’ultimo Natale di mia madre e il suo funerale in gennaio in un lungo piano sequenza cinematografico in cui, anno per anno ogni dettaglio, invece di farsi sfumato, si fa tristemente più nitido e doloroso. Mentre il web si riempie di rami d’abete e fiocchi rossi, io ritorno di nuovo a dicembre 2008. Allora alzo bandiera bianca, programmo il mio out of office, rimpolpo le scorte di cioccolata fondente e mi prendo tutto il tempo che mi serve per arrivare con la mente sana alla prima settimana di febbraio, quando per me c’è di nuovo lo spazio emotivo perchè tutto possa ricominciare. Sono umana e l’ansia me lo ricorda.

Coerenza

“Il tempo che ti piace perdere non è tempo perso”, lo ha scritto Bertrand Russell. A me ricorda che a dicembre non ci sono stati solo valeriana & kleenex ma anche nuovi progetti che si sono concretizzati con l’inizio del nuovo anno. Venerdì 20 gennaio ho consegnato la documentazione per partecipare a una bando che mi ha permesso di imparare molto e di studiare cose nuove e bellissime (e per ora, finger cross!). Lunedì 31 gennaio ho tenuto il mio primo corso in aula. Sono stata invitata da Evita Cosmetic Milano a raccontare a un gruppo di corsiste di un master, a cosa servono i social se sei un’estetista e hai un centro estetico. Eppoi c’è stato (e c’è) il lavoro in background che insieme alle mie colleghe di Rete al Femminile Milano stiamo facendo per creare e far crescere un network solido di imprenditrici che vogliono fare squadra. Un progetto a cui tengo molto e a cui mi piace dedicare tante energie. In un certo senso quindi ho “perso tempo” preferendo altri progetti invece che la scrittura e la pianificazione dei contenuti per il mio blog. Ma mi sono spinta fuori dalla mia comfort zone e mi è piaciuto. E ora sono tornata.

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